Il jet lag e l’alba: un nuovo punto di vista sul mondo

Sono a Boston da 4 giorni.
Siamo sei ore indietro qui. Al mattino mi sveglio prima dell’alba, quand’è ancora buio. Michael, il padrone di casa, si sveglia ancor prima di me e se tendo bene l’orecchio riesco a sentirlo suonare nella sua stanza qualche accordo alterato alla chitarra.
Il mattino non mi è mai piaciuto. Per me ha a che fare con l’operosità, con la fatica, con le gabbie della vita quotidiana. Ma qui è diverso, dal momento che l’operosità, la fatica e le gabbie sono quelle degli altri: questi americani che accendono la luce uno alla volta, prestissimo, se ne vanno in bagno, si ficcano in bocca lo spazzolino, eccetera eccetera. Io non sono che un voyeur, appollaiato in cima a questo palazzo, qui al 350 di North Street, comodo comodo dietro le vetrate di una terrazza da cui si vede il mare.
Per questo ho deciso: non cercherò di adeguarmi al nuovo fuso orario. Mi godrò questo spettacolo inedito.

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