Meats: imparare l’inglese a Little Italy

Un negozio come gli altri: la porta, la vetrina, il bancone. L’insegna di lettere adesive rosse su fondo bianco dice MEATS.
Dentro ci sono due uomini, hanno facce familiari. Uno dei due raccoglie ciò che esce dal tritacarne in fogli di carta bianca. L’altro ha i baffi. Fa i conti con una calcolatrice.
File chilometriche alla rosticceria di Umberto

Mi preparo la frase sulla soglia. Da quando sono qui non sono riuscito a parlare inglese con nessuno. Voglio sei cosce di pollo, now.

Una donna sui quarantacinque, bruna, belle gambe, entra e scambia due parole con l’uomo coi baffi. Porta tacchi alti e smalto rosso. L’uomo le sorride, perde il conto, si strofina le mani sul camice bianco.
Dico la mia frase a quello che trita. La donna si gira a guardare, poi sorride d’intesa con i due negozianti. L’uomo lascia i suoi pacchetti di carne trita e scompare per un po’ al di là di una porta.
“Sono otto dollari”, mi dice di ritorno, porgendomi il pollo impacchettato in carta bianca.
“Grazie”. Non mi resta che dire grazie…
Dietro il bancone (non l’avevo notato prima) un pc portatile è aperto sulla pagina web di una radio in streaming. Dalle casse, la pubblicità di un autosalone di Soverato promette affari imperdibili su tutte le marche: nuovo, usato e chilometri zero.
D’altra parte c’è da aspettarselo, se si va ad abitare in un quartiere chiamato “Little Italy”.

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