Joe, crescere tra i mafiosi a Chicago

Al Capone

Joe è un uomo sui settanta con un maglione mica tanto bello e una storia da raccontare.

C’è un party questa sera nella casa di Redondo Beach: amici di vecchia data del padrone di casa si incontrano, forse per salutare insieme l’anno che arriva. Un fattorino ha portato due burritos lunghi un metro e mezzo ciascuno. Ci sono anche le polpette al sugo di Gaetano’s e c’è un frigo da viaggio, pieno di ghiaccio e lattine. Capannelli flottanti di persone tessono pezzi di discorsi, qualcuno esulta agitando la stecca da biliardo. Il cane è nella gabbia e protesta: avrà anche lui la sua polpetta.
Ci aggiriamo prudenti, Laura e io, ché ogni conversazione comporta innumerevoli Sorry? e dopo un po’ ci vuole una pausa. Credetemi, è faticoso non capire mai un…
C’è una sedia vicino all’ingresso e una parete di vetri spessi e opachi che separa l’ambiente da tutto il resto: per un po’ mi pare che quello, la sedia all’ingresso, sia la posizione ideale per il mio primo party. Una specie di distanza partecipante. Ma poi, attraversando le linee alla conquista di una polpetta, trovo Joe che racconta.
Ha un cognome che non sarebbe il suo, tanto per cominciare. Facciamo che prima si chiamava Caputo e ora D’Amato. Alla pratica anagrafica ha provveduto nientemeno che Mr. Al Capone, per togliere dai guai suo nonno che ne aveva combinata una grossa a New York.
Joe è cresciuto a Chicago (la città di Capone) e per un po’ ha fatto “le consegne”. Ci tiene a dire che non ha fatto del male mai a nessuno, ma che quelli erano tempi duri. E che è difficile prendere le distanze dal proprio mondo, dalle persone che t’hanno cresciuto. Ai tempi della scuola andava in classe col giubbotto anche d’estate: “Sto bene così” diceva se l’insegnante lo invitava a toglierselo, visto il caldo torrido di alcuni di quei giorni. Sotto al giubbotto Joe nascondeva la pistola, una 44, perché bisognava essere pronti a difendersi. Come si è difeso suo nonno, quella volta che qualcuno è entrato nella sua macelleria con una pistola in mano e ne è uscito senza braccio. E senza pistola.
“Me ne sono andato perché erano morti troppi miei amici, ora è tutto passato” dice. Dice di essere un uomo diverso, anche se il suo passato gli ha insegnato molto, nel bene e nel male: ha dovuto fare i conti con il concetto di lealtà e di giustizia. Quel suo passato, dice, lo ha reso un uomo forte.
Ora fa una vita diversa, al fianco della sua seconda moglie. Commercia in biro con lampadina L.E.D. (ne ha regalata una a Laura: scrive bene e fa una gran luce) e ama viaggiare, come noi. Solo che noi non abbiamo mai volato in first, per ora.
One comment Add yours
  1. Hello girl and boy, mi sa che a quest'ora sarete in Mexico … In ogni caso, ovunque voi siate, BUON ANNO. Sembra incredibile ma siamo nel 2012, sono ben 8 anni che non vado + al lavoro e compirò a marzo i miei primi 55 ….. Bando alle ciance, qui stiamo bene e in questi giorni è incominciato anche il freddo. All'ultimo eravamo a +9: incredibile! Noi stiamo tutti bene ed anche l'associazione procede. Lo sportello di ascolto purtroppo fa fatica a decollare enon capiamo se è xchè le persone non ne hanno bisogno, speriamo, oppure x altre motivazioni. Vedremo di analizzare. Invece abbiamo saputo ieri che il nostro progetto sui "Gruppi di parola per bambini di genitori separati" è passato ed è stato finanziato. La prox sett conosceremo i dettagli: una splendida notizia soprattutto per Chiara e Marta, le due dottoresse che hanno lavorato sodo per prepararlo. Adesso che vi ho ben tediato, vi saluto, vi mando un super bacio e tantissimi auguri per il proseguio del vostro cammino. Sperando che anche stavolta vi arrivi il mio messaggio, alla prossima. Chicca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *