Fate largo, arriva il cuoco

La storia si ripete. Come qualche mese fa in Perù, mi faccio forte della mia italianità. Sono italiano, quindi di cucina ne so per mia natura. Non lo faccio perché mi piaccia vantarmi di cose non vere, né perché mi diverta a mettermi in situazioni difficili da sostenere. Lo faccio perché mi serve un lavoro e, come tutti, cerco il modo più efficace per ottenerlo.

Mi sono presentato in tutti i bar e ristoranti, curriculum alla mano. “Aiuto cuoco italiano, esperto in pasta e pizza” diceva il riassunto. E tutto infatti è andato liscio, come l’altra volta, quando a Cuzco questo era bastato a fare di me un docente con una schiera di allievi in divisa che pendevano dalle mie labbra. Anche qui a Taupo questo è bastato, quasi al primo tentativo. Darren, il proprietario del locale, mi ha illustrato i termini del contratto mentre Kathy, la chef, mi ha guidato per un tour tra le stufe, i magazzini e le celle frigorifere. Tour che si è concluso davanti ad un lavandino traboccante di piatti e padelle, tazze e posate che spuntavano oltre la coltre di grasso, riso e foglie di rucola. “Ok, benvenuto!” mi ha detto Kathy. “Quella è la spugna, quello è il detersivo.”
Ma non pensiate che ci sia rimasto male. Se c’è una cosa che mi piace fare per guadagnarmi da vivere è muovere le mani e fissare il vuoto. Intanto è già iniziato il mio addestramento: devo imparare a fare i panini in menù, le patate fritte, le uova con bacon e una serie di altre cose, così da potermi alternare con gli altri e cambiare postazione di tanto in tanto. Come spiegare che io voglio lavare i piatti?
Dalle fessure della porta della cucina, oltre i tavoli e le teste dei clienti, si vede un pezzetto di lago, come in una foto verticale scattata col grandangolo. Quando nel primo pomeriggio il lavandino è vuoto, attraverso la strada e con il mio natante solco le acque del lago Taupo, alla ricerca di spiagge remote e sconosciuti orizzonti. (Qui tutti hanno un motoscafo una barca, o almeno una canoa. Perché io non dovrei avere qualcosa che galleggia? Bisogna pur imparare, poco alla volta, a godersi la vita. La Nuova Zelanda è una buona scuola in questo senso.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *