Rotorua, love is in the air

La prima volta che abbiamo varcato le porte di Rotorua, Laura e io abbiamo iniziato a guardarci con sospetto reciproco. Nessuno dei due ha osato muovere accuse specifiche, ma la verità aleggiava nell’aria. Inequivocabile. Ho abbassato un poco il finestrino, e il cigolio della manovella non ha fatto che amplificare il nostro silenzio e il nostro disagio.

“Mangiato pesante?” ho chiesto.
“Gallina che canta…” mi ha risposto.
Poi abbiamo capito: quell’odore pungente era di zolfo* e veniva dalla terra.
Rotorua, città affacciata sull’omonimo lago, è anche nota come The Sulphur City (la Città dello Zolfo), ed è un luogo dall’impressionante attività geotermica. Qualcuno la chiama Rotten-rua, in onore delle uova marce (rotten eggs).
Comunque ormai lo sappiamo e non ci lasciamo sorprendere. Tutt’altro: ci orientiamo con l’olfatto e non abbiamo bisogno di cartelli di benvenuto. Lo sappiamo dall’odore che siamo arrivati.
Questa volta siamo in compagnia del mio ex collega Dennis e del suo compagno Terry. Siamo qui per una gita fuori porta, per passare un po’ di tempo insieme prima della nostra partenza verso l’Isola Sud. Laura e io ce ne stiamo comodi sui sedili posteriori della loro macchina e ci godiamo la loro simpatia.
“Terry, sei disgustoso!” dice Dennis. Ma Terry non raccoglie, è troppo gentile d’animo per un contrattacco e si limita a sorridere. Così Dennis si gira verso di noi e dice: “Lo sentite? È l’odore di Rotorua!”
Dopo una breve sosta in un bar sul lago di Rotorua (una grigia trappola per turisti) risaliamo in macchina e ci lasciamo portare, nemmeno noi sappiamo esattamente dove. Ci fermiamo un quarto d’ora più tardi in cima a una collina, a metà tra il lago Tikitapu (o Lago Blu, che deve il suo color turchese al fondo di riolite e pomice) e il Rotokakahi (o Lago Verde, che deve il suo color smeraldo alla scarsa profondità e al fondo sabbioso).
Io mi trovo sempre in disaccordo con gli altri sulla definizione di ciò che è blu e ciò che è verde, e così è anche oggi. Questi laghi mi sembrano verdi tutti e due, solo in modo diverso. Dennis dice che dipende dalla luce: ogni giorno i due laghi cambiano di tonalità. Resta il fatto che questo posto è incredibile e fa rabbia il non poter abbracciare tutti e due i laghi con un solo sguardo. Bisogna invece girarsi, quando guardi il blu non puoi vedere il verde e viceversa.
Un cartello avvisa che il Lago Verde, il più grande dei due, è di proprietà della Comunità Maori. È considerato sacro ed è vietato pescare, entrarci con una barca o anche a nuoto. E infatti, visto da quassù, sembra solitario e silenzioso, mentre l’altro è punteggiato di bagnanti, canoe, sciatori nautici, motoscafi. Ed è lì che anche noi siamo diretti.
Dopo un pranzo gustato ad un tavolo da pic nic sulla riva del Lago Blu, intrattenuti da un bambino maori che tirava sassate alle oche, ci rimettiamo in macchina e torniamo a Rotorua.
Passeggiando per Kuirau Park mi sento un pollo troppo vicino alla pentola: vedo del fumo in lontananza (siamo in piena estate, il giorno è particolarmente caldo), mi avvicino e mi trovo davanti una pozza di fango che ribolle rumorosamente. E poi un’altra e un’altra ancora. E noi che ci aggiriamo su questo pianeta con il passo del padrone… Se gli girano le palle, al Pianeta, finisce che scompariamo in un battito di ciglia.
“…e solo il silenzio come un sudario si stenderà 
fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno, 
ma noi non ci saremo.”
(Lo so: che palle, ancora con questo Guccini.)
È ormai quasi sera e siamo tutti e quattro stanchi. Puntiamo verso Taupo, la città in cui viviamo da ormai tre mesi e che sarà casa nostra ancora per poco.


*Ad essere precisi si tratta di solfuro diidrogeno e, stando a Wikipedia, “si forma per decomposizione delle proteine contenenti zolfo da parte dei batteri, si trova pertanto nei gas di palude, nel petrolio greggio e nel gas naturale. È, insieme ai mercaptani, il responsabile dello sgradevole odore delle feci e delle flatulenze.”

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