Quel giorno è domani. Si riparte

Tre mesi sono abbastanza. Uno si adagia, si abitua.
Quando ti fermi in un posto dopo un lungo viaggio, posi lo zaino sul pavimento e prendi un bel respiro. Rimani imbambolato davanti ad un armadio vuoto che ti pare immenso. “Cazzo, ci potrei abitare dentro!” pensi. E invece c’è un’intera stanza a disposizione, e nell’armadio ci metti le cinque magliette logore che ti sono rimaste, le mutande dall’elastico mollo e il coltellino svizzero. Il resto è eco. Ti senti uno che ha appena fatto 100 alla ruota di Iva Zanicchi, pensi che quello spazio è molto di più di quello a cui sei abituato e di cui avrai bisogno.
Ma basta poco, nemmeno te ne accorgi. È  questione di giorni e già ti espandi, ingombri i ripiani, compri magliette e mutande al negozio dell’usato. Ti procuri libri, chiavi inglesi, creme solari, lampadine, biciclette (quattro), innaffiatoi, imbarcazioni, padelle, casse di birra…
Poi quel giorno si avvicina, anche se hai sempre fatto finta che non sarebbe successo.
Poi quel giorno è domani, e devi ritornare a stare in uno zaino. Tagliare il superfluo, via le comodità. Sai che dopo i primi cinquecento metri a piedi maledirai ogni singolo grammo che avresti potuto lasciare. Arrivi a tagliar via le etichette dei vestiti, a temperare le matite più del necessario. Tutto per non sentirti schiacciare la colonna vertebrale, per non sentire quel dolore alle spalle che ti fa venir voglia di lasciar cadere lo zaino a terra e proseguire senza.
Ma questa volta c’è una notizia buona e una cattiva.
Quella buona è che abbiamo una macchina, almeno finché siamo in Nuova Zelanda. Quindi è vero che entro domattina dobbiamo finire tutte le birre, ma è anche vero che possiamo concederci il lusso di portare qualcosa con noi.
La brutta notizia è che abbiamo quella macchina. “Un mezzo davvero affidabile, lo uso tutte le domeniche per andare in chiesa” aveva detto il precedente proprietario, offrendoci il suo sorriso color senape. Sembrava sincero dietro ai suoi occhiali a specchio, mentre con una mano si aggiustava il cappello verde giallo e rosso con la faccia di Bob Marley stampata sopra e con l’altra s’infilava in tasca i 475 dollari.
Un mezzo affidabile… In quattro mesi ecco il riassunto (si esclude l’ordinaria manutenzione):
Ottobre
– Il parabrezza si stacca dal telaio.
– Il finestrino è bloccato.
– Lampadine e fusibili come se piovesse. E in più piove.
– Una gomma a terra nel parcheggio del supermercato.
Novembre
– Lo sterzo non gira più. E sono soldi.
– C’è da convincere l’omino delle revisioni che quel buco nel telaio causato dalla ruggine in realtà è frutto della sua fantasia.
Dicembre
– Ci rifiutiamo di usare la macchina.
Gennaio
– Fusibili e lampadine sotto un sole cocente.
Ce la faremo ad arrivare all’Isola Sud e a tornare indietro? Durerà almeno tre mesi quel rottame? O ci ritroveremo sul ciglio della strada a pigiare la nostra roba negli zaini e a fare l’autostop?

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