Abbiamo perso la rotta

La sveglia suona alle sei.

Ma questa non doveva essere la vacanza della mia vita?
Al risveglio il mal di schiena è più acuto. È come se ogni notte il corpo iniziasse la propria guarigione, manifestando tutto il dolore, per poi scemare lentamente. Ma ogni giorno poi ci lavoro sopra come un matto, e si torna da capo. Senza riposo non c’è guarigione.
Il mio corpo mi dice che è ora di fermarsi. Cerca con la sua saggezza di compensare la mia ostinazione.
Metto da parte le imprecazioni che da subito mi salgono alle labbra. Infilo i vestiti e le scarpe, metto in bocca qualcosa di dolce ed esco dalla roulotte. Buio nero neozelandese, freddo invernale. Mi stringo nella felpa leggera e mi avvio: so che mi scalderò presto. A ovest il lago non si vede ancora, mentre il giorno che bussa a levante si può solo intuire, è una linea pallida all’orizzonte. Mi incammino in salita lungo la strada che porta alla rimessa, accanto alla casa dei proprietari. Lì mi aspetta una station wagon piena di stracci, detersivi, scope. Coi fari accesi taglio il buio come un bisturi sulla pelle candida di un bambino.
Abbiamo perso la rotta.
Quando ho finito coi bagni dell’edificio principale e con la cucina è l’alba. Tutto deve essere pulito e in ordine prima che i campeggiatori si sveglino, così che possano fare le loro scorregge mattutine nella tazza rilucente, o sbroffare le loro marmellate sui banchi lucidi della cucina. Mi avvio verso l’altro edificio, più piccolo e veloce da pulire.
Verso le otto torno in roulotte e sveglio Laura, che ieri sera è tornata tardi dal ristorante. È ora dei cosiddetti extra, ovvero le ore di lavoro che ci sono richieste in cambio dell’alloggio. Dopo una colazione veloce, la seconda per me, andiamo alla rimessa a prendere il pick-up e gli attrezzi per il giardinaggio. Ma questo posto è una giungla, e tagliare le piante dà la stessa soddisfazione che buttare sassi in mare nel tentativo di riempirlo.
Tutto questo per cosa? Per soldi? Ma siamo impazziti?
Alle dieci inizia il lavoro vero e proprio, ovvero si ricominciano da capo le pulizie, ma di fino. Finite quelle ci sono da rassettare i bungalow lasciati vuoti dai clienti in partenza.
Sapevo di essere a corto di energie. Ho deciso di lasciar perdere i ristoranti e venire a lavorare qui non solo perché pagano meglio. Volevo allontanarmi dallo stress, dalla competizione che c’è in tutte le cucine, dai ritmi indiavolati. “Me ne sto tranquillo coi miei cessi” pensavo. Ma il proprietario è partito per le vacanze subito dopo avermi assunto e ci ha messo James alle calcagna. Una piaga! Passa il tempo a controllare quello che facciamo: guarda i piatti delle docce in controluce in cerca di aloni, apre i bidoni dell’immondizia per vedere se li abbiamo svuotati davvero o se abbiamo fatto finta… E riesce sempre a inventarsi qualche appunto da fare. Una volta mi ha fatto proprio incazzare e gli ho detto “Senti, inizio a pensare che questo non sia lavoro per me.” “Ma no,” dice lui “voi ragazzi state facendo un ottimo lavoro, sono solo piccole cose…” “Io ho fatto anche altri lavori prima di venire qui,” lo interrompo “a volte anche di una qualche responsabilità, ma ti assicuro che non sono mai stato sotto controllo come adesso. E pulisco cessi!” Laura mi ha detto che per la rabbia mi tremava la voce, e ora neanche mi ricordo cosa James mi abbia risposto, perché quando ancora stavo finendo di parlare già mi ero pentito di aver aperto bocca e pensavo che non era colpa sua. Se stavo diventando addirittura aggressivo c’era proprio qualcosa che non andava.
Vivo in uno dei posti più belli che abbia mai visto e vorrei scappare. Si aprono ampi orizzonti tutto attorno a me e io mi sento in galera. Fine pena: 3 maggio, quando atterreremo a Sydney per un breve assaggio di Australia. Il 6 maggio saremo a Singapore.
In Asia! Là sì che sarà tutto diverso.
5 comments Add yours
  1. Ciao, e' da un po' che leggo il tuo blog e volevo farti i complimenti per come scrivi e per cio' che racconti. La NZ e' una terra che mi lascia perplessa, non ci sono mai stata ma non mi attira, per quanto la natura possa essere stupenda, non credo che riuscirei mai a sentimri a casa li', il senso di isolamento mi schiaccerebbe, la gente per quanto gentile e socevole troppo distante dal mio modo di essere….. Naturalmente e' un'opinione del tutto personale la mia, pero' mi sembra di cogliere dalle tue descrizioni le mie stesse sensazioni…. Comunque bravi e in bocca al lupo! Eli

  2. Ciao Eli, grazie per il tuo commento.
    La NZ è il primo posto in cui, per un attimo, abbiamo seriamente preso in considerazione l'idea di restare. Certe cose ci sono piaciute molto, dalla quasi totale assenza di burocrazia inutile agli ampi spazi a disposizione, dalla scarsa densità di popolazione alla bellezza della natura. E ci è piaciuto l'approccio che i locali hanno con l'ambiente. Per esempio: da noi, in Italia, non è che la gente abbia una grande coscienza ecologica. Eppure, o forse proprio per questo, tutto è vietato: raggiungere le rive dei laghi in macchina, campeggiare liberamente, accendere un fuoco… O se qualcosa non è vietato, è complicato. Qui invece, pur con il dovuto rispetto, si può godere liberamente della natura. In certi posti si può guidare sulle spiagge, chi ha una barca può trovare mille accessi al mare o ai laghi e non deve far altro che entrare in retro col carrello. Ci sono tavoli da picnic, bagni e addirittura barbecue pubblici ovunque.
    D'altra parte, però, abbiamo visto che il mondo del lavoro è estremamente occidentale. La flessibilità che tanto ci spaventa in Italia è niente in confronto. E dalla flessibilità alla precarietà il passo è breve, quando per una qualsiasi ragione quella flessibilità viene meno.
    E il senso di isolamento c'è, ed è soprattutto geografico. Siamo veramente in un angolino del mappamondo di cui quasi nessuno si ricorda, lontani da tutto e da tutti. Forse non sembra, ma il fatto di non avere un continente a disposizione, ma solo un'isola (due), è soffocante.

    Più passa il tempo, più confini varchiamo, e più mi sembra di capire che alla fine dei conti è meglio stare nel posto in cui si hanno le radici. Metterne di nuove è molto faticoso e non sono sicuro ne valga le pena. Viaggiare è bene, apre a nuove prospettive, e forse aiuta a vedere con distacco il proprio mondo. Nel male, ma anche nel bene. Considerato poi che l'Italia, pur con le sue bassezze e le sue vergogne, non è un paese povero o in guerra, forse vale la pena tornare e darle una seconda possibilità.

  3. Capisco benissimo quello che vuoi dire. Da ragazza ho vissuto quasi 10 anni all'estero ma alla fine la nostalgia di casa e' stata troppo forte e sono tornata e, nonostante tutto, non mi sono mai pentita. Immagino sia meno complicato vivere li' e sopratutto crescere dei figli ma nel mio caso amo troppo l'arte e la storia e tante altre cose tipicamente italiane che volevo far conoscere e trasmettere ai miei figli. Li' c'e' piu' liberta' perche' sono in pochi, immagina fosse possibile guidare sulla spiaggia in Italia che casino sarebbe, anche se mi hai rammentato che io l'ho fatto con mio padre quando ero piccola negli anni 60 in Versilia, ma era un altro mondo…. Una persona a me molto cara si e' trasferita in NZ e mi chiede di raggiungerlo, ma io non sono sicura, e' possibile che andro' a trovarlo un giorno, ma non penso che potrei mai trasferirmi.

  4. In effetti se ami l'arte e la storia qui in NZ ti troverai male. Questo è il Nuovissimo Mondo, e la costruzione più antica lo è meno di casa mia in Italia (in una vecchia corte lombarda). L'arte Maori va per la maggiore… Io non sono un esperto, e spero di non offendere nessuno, ma mi pare sopravvalutata. Mi pare, al di là degli aspetti tradizionali/sacri/rituali da tempo tramontati, che sia solo una trovata commerciale: ciondoli di pietra verde venduti come souvenir, tatuaggi, ecc…
    Certo che, anche volendo fare un po' e un po', la NZ non è il massimo della comodità per fare i pendolari (mi riferisco al tuo prossimo non-trasferimento). Ma dove sarebbe esattamente?
    Ciao!

  5. Infatti, anche a me l'arte Maori sembra sopravvalutata e prodotta soprattutto per fini commerciali. Già mi vedo con il sopracciglio alzato mentre in cuor mio la guardo paragonandola , non voglio dire alle opere di Caravaggio o del Bernini, ma neanche all'arte Etrusca o Romana! Passerei solo da insopportabile snob. :-)Riguardo al mio non-imminente non-trasferimento si tratta più che altro di un tiro alla fune tra due continenti agli antipodi. Siamo ambedue bloccati da scelte e decisioni precedenti che ci legano ai rispettivi luoghi anche se nel suo caso, se decidesse di tornare nel suo paese di origine, sarebbe senza dubbio molto più vicino di quanto lo è adesso, che precisamente è Auckland, ma al momento la situazione è questa.

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