Il cattivo in questa storia è quella voce

Il cattivo in questa storia è quella voce. “Fermati,” dice, “fai lo zaino e tornatene a casa. Mentre sei lontano la terra del cortile beve ogni goccia d’olio che il motore della tua macchina lascia cadere. Il sole sbiadisce le persiane chiuse e la ruggine si sta mangiando, giorno dopo giorno, la cassetta della posta.
Torna a casa allora, prima che i tuoi amici si dimentichino dei tuoi occhi, non ebbri ma neanche sobri, alla seconda pinta di Chouffe. Affrettati, finché sai di trovare tua nonna al tavolo della cucina, sola coi suoi pentolini di rame appesi al muro. E tuo nonno, anche lui solo nella sua piccolissima stanza, che ha costruito con le sue mani ormai quasi una vita fa.
Muoviti, o ti ritroverai in un posto troppo cambiato, che non riconoscerai e che non ti riconoscerà più. E allora straniero sarai per davvero, ma non ti piacerà, perché non avrai più una casa a cui tornare.”
8 comments Add yours
  1. Quella voce la conosco bene, è la malinconia o "saudade" come direbbero i portoghesi. Penso che un modo per tenerla a bada sia andare avanti dandosi ogni volta un limite, una scadenza, per prendere una decisione o vedere se l'imponderabile accade ma anche per prendersi altro tempo. Voi siete molto giovani,quindi estremamente liberi e potete ancora godervi questa libertà prima di fare delle scelte che vi potrebbero condizionare il futuro.

  2. Eppure mi chiedo se ci sia un modo per farle quelle scelte, per condizionarselo il futuro, però senza smettere di essere liberi. Attorno a me vedo un sacco di gente infelice: chi ha fatto figli con la donna sbagliata, chi è solo, chi ha aperto un'attività che non gira, chi ha il mutuo… Tutti sembrano in una strada senza uscita, ogni giorno a sbattere la testa contro lo stesso muro. Ci dev'essere un modo, no?

  3. Che domanda difficile, di certo io la risposta non la so. Penso che la vita sia un pò come fare una torta mai fatta prima e senza avere la ricetta con tanti ingredienti diversi da dosare per cui è praticamente impossibile che venga perfetta, per alcuni verrà troppo asciutta ad altri non lieviterà, etc… :-)Nella nostra cultura di certo è molto difficile, troppe sono le strutture e sovrastruttire. Mi viene da pensare che forse, tra tutte, la cultura e filosofia indiana potrebbe essere la più giusta a suggerire un modo… se lo troverai, cortesemente, scrivilo sul blog! 🙂

  4. -mi intrometto-
    Per la "casa", quella vera, non sarai MAI uno straniero!!! Non perdere la certezza di poterti sentire, una volta tornato, nuovamente a casa…
    Senza dubbio la stanchezza è tanta ma non consentirle di minare le tue radici e le tue sicurezze!! Forza ragazzi, vi abbraccio!!

  5. Beh, grazie! Ci dai una bella carica e in questo momento ne abbiamo bisogno.
    Abbiamo un calendario appiccicato al muro, accanto alla porta della roulotte, e ogni sera facciamo una croce sul giorno andato. All'inizio della nostra permanenza a Wanaka era sconfortante vedere tutte quelle caselle bianche, ma ora è chiaro che MANCA POCO alla ri-partenza. Ed essere in movimento verso qualcosa è tutto ciò che chiedo.
    Ciao! A rileggerti.

  6. Ciao !
    Andrea la Chouffe che ti aspetta come minimo sarà una Magnum..
    Sicuramente ci vedremo con occhi diversi al vostro rientro,perchè sia voi che noi saremo cambiati, ma il bello è cambiare,rivalutare,tornare su sentieri già battuti con un piacevole senso di nostalgia e di certezza.
    Le ultime caselle bianche del calendario ,una volta varcati i confini dell'isola, si trasformeranno in ricordi,in l'ultima volta che..,l'ultima boccata d'aria in NZ.
    Guardatevi da fuori! è difficile ma se ci riuscite starete leggeri!
    Edo

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