Self publishing o editoria tradizionale? Intervista a tre scrittrici youcaniane

A Tempo di libri c’erano anche loro, gli youcaniani. Sto parlando di chi pubblica i propri libri attraverso la piattaforma di self-publishing Youcanprint, una delle più note ed utilizzate in Italia.

Self-publishing, in poche parole, significa fare tutto da soli: scrivere il libro, (auto)pubblicarlo, promuoverlo, venderlo e… guadagnare. Il vostro testo sarà disponibile su Internet, potrete venderlo di persona durante le presentazioni e, in alcuni casi, arriverà anche nelle librerie. Per saperne di più vi rimando a questo articolo, che mi sembra completo e chiaro.

Curiosando tra gli stand di Tempo di libri, dicevo, mi sono imbattuto nel marchio giallo e nero di Youcanprint. Mi sono avvicinato, deciso a capire qualcosa di più su questo mondo che mi attrae e allo stesso tempo mi trova diffidente. Ho avuto il piacere di parlare con tre scrittrici youcaniane: Franca Turco, che presentava il suo romanzo “Il figlio dei diamanti” e la fiaba illustrata per bambini “Lusinda e la candela incantata”; Eufemia Griffo, con la raccolta di racconti “Il fiume scorre ancora” e Tina Caramanico, con la raccolta di racconti “Le cose come stanno”.

Le autrici si dicono soddisfatte delle vendite dei loro libri e raccontano dell’importanza di sapersi promuovere attraverso presentazioni il più possibile mirate e attraverso i social network.

Chiedo loro di chiarirmi il mio dubbio più grande: la qualità dei libri auto pubblicati. Attraverso i canali dell’editoria classica non a pagamento, di solito, ogni opera viene riletta da uno o più editor professionisti, che individuano i punti deboli e propongono migliorie ai testi prima della pubblicazione.

Come hanno fatto queste autrici a confezionare i loro libri senza l’aiuto di un “occhio esterno” competente?

Ognuna di loro ha trovato la propria strada.

Franca Turco è correttrice di bozze ed editor, quindi ha fatto tutto da sé.

“Per l’editing vero e proprio”, racconta invece Tina Caramanico, “ricorro a lettori di fiducia, che leggono il testo prima della pubblicazione e mi danno dei consigli.”

Eufemia Griffo, dal canto suo, preferisce affidarsi a professionisti, tanto per l’editing (in questo caso curato proprio da Franca Turco), quanto per le copertine, che fa realizzare a pittori noti.

Quali sono i vantaggi dell’auto pubblicazione?

Prima di tutto l’immediatezza, spiega Franca Turco: “Una volta terminato il primo libro volevo vederlo subito pubblicato”. Ma anche la libertà di espressione: nessuno impone nulla, dalla grafica ai contenuti, passando per il prezzo di copertina. E infine per la possibilità di disporre della propria opera senza intermediari e senza cederne i diritti a nessuno.

Tina Caramanico precisa di essere un’autrice “ibrida”: alcuni dei suoi libri sono stati pubblicati da case editrici, mentre per altri ha scelto l’auto pubblicazione. Per lei è soprattutto una questione di libertà: “Ci sono alcuni generi che non sono molto facili da pubblicare, magari non hanno tanto mercato nell’editoria tradizionale, e quindi l’auto pubblicazione rimane una possibilità. Io lo vedo come uno spazio mio di libertà: se ho qualcosa da dire, so che lì lo posso fare”.

Eufemia Griffo è dello stesso parere: anche lei ha pubblicato con case editrici tradizionali, ma ha voluto cimentarsi con un’esperienza diversa: “Volevo avere un margine di libertà maggiore e anche un guadagno maggiore, perché dalla vendita dei libri la piattaforma prende solo una quota”.

Quanto a me, alla mia diffidenza verso l’auto pubblicazione, continuo a riconoscere l’importanza delle diverse professionalità che lavorano ai libri. Certo, alla fine dei conti è il libro che conta, non il metodo di pubblicazione. Sono sicuro che ci siano ottimi testi tra quelli auto pubblicati e che non sempre una casa editrice garantisce una qualità superiore. Ma forse è questo il punto: un libro è molto di più di una buona idea, di una buona scrittura e di una storia avvincente. È anche il travaglio delle riscritture, la stanchezza degli occhi che li rileggono prima di portarli al pubblico, l’entusiasmo (o il cinico calcolo) di chi ha investito soldi ed energie in un progetto, su un autore. Curiosando per la fiera mi sono reso conto di come ogni editore porti con sé un’impronta, che può essere buona o cattiva. Una non vale l’altra: cambia il formato dei volumi, la veste grafica, l’odore della carta. Cambia la storia, l’eredità di tutti i libri pubblicati prima, la passione e la competenza di chi ci lavora.

Il self publishing, come hanno spiegato le autrici youcaniane, resta una valida alternativa per testi che non trovano sbocco nel mercato dell’editoria tradizionale. Uno spazio di libertà, appunto. Ma può anche essere un modo per mettersi alla prova e, come si è già verificato, raggiungere un successo di vendite e una notorietà di gran lunga superiore a quello di molti libri pubblicati da case editrici anche importanti. Tutto sta nel chiedersi cosa ci si aspetta dal proprio essere autori, e cosa si vuole ricevere dai propri libri.

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